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Io sottoscritto Alberto Fatticcioni candidato alle prossime elezioni politiche del 24/02/2013 nelle liste di RIVOLUZIONE CIVILE ,

– considerato che la tutela del patrimonio naturale e paesaggistico italiano, oltre all’imprescindibile tutela della salute, devono essere poste all’ordine del giorno del futuro Parlamento e che quindi devono essere approvate norme, a tutti i livelli, che tutelino questo bene comune inestimabile in modo più efficace;
-considerato che è sempre più necessario incentivare politiche tese ad una maggiore efficienza energetica e ad un più efficace risparmio energetico al fine di ridurre le emissioni inquinanti e di migliorare la qualità della vita dei cittadini;
-appurato che invece siamo in presenza di politiche che hanno incentivato prevalentemente le rinnovabili elettriche, senza distinguere tra impianti per l’autoconsumo, non speculativi e rispettosi dei territori, e grandi impianti speculativi, soprattutto eolici o fotovoltaici, installati nelle aree verdi, naturali e agricole, che hanno arrecato pesanti danni paesaggistici, naturalistici ed economici ai territori; oltre a gravi e accertati danni a persone che, loro malgrado, si sono viste imporre la presenza di tali impianti industriali a ridosso dei luoghi in cui vivono;

mi impegno, se eletta/o, ad operare per:
– non reintrodurre gli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole o naturali;
– chiedere la cancellazione degli incentivi per gli impianti eolici realizzati col solo fine della vendita dell’energia e non per autoconsumo, soprattutto se realizzati in aree verdi, naturali o agricole;
– rafforzare le norme paesaggistiche che tutelano le aree verdi, naturali o agricole, e le norme sanitarie a tutela delle popolazioni che accettano di rimanere o ritornare a vivere e lavorare in contesti rurali, al fine di difenderle efficacemente da ogni tipo di speculazione, comprese quelle eoliche o fotovoltaiche;
– operare affinché siano approvate norme che favoriscano i soli impianti rinnovabili per l’autoconsumo realizzati sugli edifici e che incentivino fortemente politiche per la diffusione capillare dell’efficienza energetica e del risparmio energetico.
In fede
Alberto Fatticcioni
impegno paesaggio efficienza e risparmio energetico

 

Nota: Le adesioni verranno rese pubbliche sulla pagina Facebook del Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi (https://www.facebook.com/groups/192311587488270/ ).
Il comitato dice SÌ all’efficienza energetica e alle rinnovabili che si caratterizzano per soluzioni impiantistiche e tecnologiche di minimo impatto ambientale e paesaggistico.

Rivoluzionaria è la ricerca della bellezza

 

Ringrazio Marco Galliano per avermi suggerito queste domande del “Comitato per la bellezza” alle quali son felice di poter rispondere:

 

1)Può la Bellezza essere uno dei temi centrali, unitamente alla cultura e, in particolare, alla cultura della tutela, della vostra campagna elettorale, uno dei punti-cardine del vostro impegno politico?

La Bellezza è uno dei miei capisaldi dell’agire politico. La Bellezza è felicità ed essa rappresenta una delle leve più importanti nella determinazione della qualità della vita.

 

2) La Bellezza è anche per voi un bene sociale, un diritto di tutti, uno dei pilastri di una nuova politica per la società italiana, partendo dal patrimonio storico-artistico, dal paesaggio, dai siti archeologici, dai centri storici?

La Bellezza in quanto “bene sociale” promotore di qualità della vita, oltre che di potenzialità economiche, va tutelata e valorizzata. Abbiamo un capitale naturale, storico, paesaggistico e culturale unico al mondo; adesso dopo le scellerate decisioni politiche del passato è arrivato il momento di impegnarsi trasformando tutto questo in uno dei pilastri della politica.

 

3)   La Bellezza è stata sfregiata, mortificata e profondamente intaccata, dalle coste alla montagna, dalla campagna alla città, nel patrimonio storico-artistico-archeologico e in quello di biblioteche, archivi e fondi musicali, a causa della latitanza di una politica per la cultura, a causa dell’imperversare di condoni,  di abusi  e di inquinamenti d’ogni genere. Siete d’accordo?

Sono pienamente d’accordo. In nome del cemento, sono stati sacrificati paesaggi naturali mozzafiato, in nome dell’asfalto e di una mobilità non sostenibile che aveva l’unico scopo di arricchire gli industriali dell’auto sono stati asfaltati e distrutti siti archeologici millenari, in nome delle cave sono state tagliate a fette e smontato montagne, in nome del dominio della TV sono stati dissuasi gli investimenti per lettura, la musica ed il teatro. Dico sempre:

“Se vuoi accendere il cervello, spegni la TV e vai in un museo, in una biblioteca o in un teatro; la tua materia grigia ti ringrazierà.”

 

4)Concordate sul fatto che il lassismo di Comuni e Regioni verso una edilizia di mercato utilizzata come fonte di entrata corrente per Enti locali vicini al collasso si è trasferita sul paesaggio imbruttendolo, mentre mezza Italia crolla o smotta e che c’è un restauro colossale del territorio e del patrimonio edilizio vecchio e antico da promuovere, anche a fini sociali?

Concordo totalmente. Sono per la creazione di “cantieri del territorio e del paesaggio” allo scopo di contrastare il dissesto idrogeologico e ripristinare la Bellezza naturale, con piantumazioni di alberi ed il ripristino dell’agricoltura dei terrazzamenti. Con la meccanizzazione agricola, i terrazzamenti che caratterizzavano certe zone d’Italia sono stati totalmente abbandonati al loro destino incrementando il rischio di smottamenti ed imbruttendo il paesaggio. Anche questo sarebbe lavoro e ne guadagneremmo tutti. Inoltre ritengo che oltre a bloccare i processi di urbanizzazione andando solo ed esclusivamente verso politiche di valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, dovremmo anche attuare politiche di bonifica paesaggistica ed ambientale delle aree industriali esistenti.

 

5)Ha senso una diffusione sfrenata di pale eoliche (che richiedono strade e sbancamenti di terreni collinari e montani già fragili anche laddove non c’è vento sufficiente, persino in zone di alto pregio paesaggistico e archeologico), di pannelli solari senza limiti di sorta, spesso su terreni coltivati, oppure la creazione di maxi-impianti fotovoltaici?

La diffusione delle rinnovabili industriali è stato un danno al paesaggio ed ha creato ulteriore consumo di suolo agricolo. Dobbiamo lavorare per rendere il più possibile autosufficienti gli edifici incentivando l’auto produzione di energia con pannelli fotovoltaici e solare termico sui tetti, incentivando lo stoccaggio dell’energia prodotta tramite sistemi di accumulo domestici o aziendali; dobbiamo attivare politiche che permettano alle aziende e agli agricoltori di autoprodursi l’energia di cui hanno bisogno sfruttando il sole, il vento e gli scarti agricoli con impianti rispettosi dei territori, del paesaggio e del suolo.

Sono contrario alle speculazioni finanziarie che hanno stravolto il concetto di “energia rinnovabile” diffondendo nelle nostre campagne impianti fotovoltaici sui terreni agricoli o impianti eolici selvaggi che hanno snaturato intere aree verdi.

 

6)E per la pianificazione urbanistica e paesaggistica, oggi negletta, siete pronti a riportarla in onore attuando anzitutto il Codice per i Beni culturali e per il Paesaggio, la co-pianificazione Ministero-Regioni, contro un consumo di suolo e un dissesto spaventosi che esigono un piano pluriennale per “rifare l’Italia”, mettendola in sicurezza? Vi impegnate a votare, al più presto, una legge che riduca nel modo più drastico il consumo di suolo?

Ritengo che il suolo sia la nostra prima pelle, con l’impermeabilizzazione ad opera di asfalto e cemento oltre a soffocare il respiro della terra stiamo soffocando anche noi stessi. Uno dei motivi primari che mi ha spinto ad impegnarmi in politica è proprio il consumo di suolo agricolo che ruba cibo all’umanità e spazio vitale alla natura; da un ultima indagine ISPRA è chiaro che dobbiamo invertire marcia in quanto consumiamo una media di 8 metri quadrati di suolo al secondo. Qual’ora eletto mi impegno a proporre e votare una legge che riduca al più presto, in modo drastico il consumo di suolo e proprio in materia di pianificazione urbanistica ho sottoscritto anche l’appello de “La società dei Territorialisti e delle Territorialiste”  

 

7)Siete disposti ad appoggiare una autentica “ricostruzione” del Ministero come quello dell’Ambiente e ancor più di quello per i Beni e le Attività Culturali, indebolito, snervato, semidistrutto dalle ultime gestioni, da Bondi a Ornaghi?

Questi ministeri oltre ad essere ricostruiti, ed assegnati a persone competenti devono essere dotati di maggiori fondi. Basta osservare il Bilancio dello Stato per capire che i governi precedenti non avevano nessun interesse verso Ambiente, e Beni Culturali, che per l’Italia, rappresentano anche un importante volano di sviluppo e differenziazione delle attività economiche.

 

8)L’Italia era riuscita negli anni Ottanta e Novanta a recuperare sull’Europa “verde” più avanzata creando una ventina di Parchi Nazionali (da quattro che erano, da decenni) e coprendo con la tutela il 10 per cento del territorio nazionale. Ma da anni ormai i Parchi di ogni livello mancano di fondi persino per la sopravvivenza. Vi impegnate affinché la politica dei parchi venga ripresa e potenziata ad ogni livello?

Le aree naturali protette nascono per la conservazione della natura, ed a questo fondamentale ed importante scopo vanno ricondotti i Parchi Nazionali, incrementati nel loro numero e tutelati dalle volontà speculative che su di essi vorrebbero attuarsi.  La conservazione della natura, e degli ecosistemi originari è una delle grandi ragioni del mio approccio alle politiche ambientali e qual’ora eletto, da “partigiano della natura” quale mi definisco quando mi presento nei comizi di Rivoluzione Civile  mi impegnerei affinché la politica dei parchi riprenda ad ogni livello.

9)   Musica lirica, sinfonica, popolare, dal vivo, tutte le forme di teatro, di spettacolo, di cinema sono forse state degnate in Italia della giusta attenzione dagli ultimi governi? O non vi sono sembrate al contrario condannate alla più stentata e mortificata sopravvivenza, e magari ad una fine prematura? Vi impegnate a finanziarle in modo selettivo ma adeguato premiando le produzioni di qualità, i talenti meritevoli, le compagnie di giovani, le iniziative di ricerca e di riscoperta?

I passati governi hanno mortificato la cultura fino quasi ad ucciderla, questo è un dato di fatto. Musica lirica, sinfonica, popolare, teatro, cinema hanno rappresentato quella “magia culturale” che creando terreno fertile sotto forma di immaginario collettivo mondiale ha permesso la crescita del mito economico del “Made in Italy” come export in tutto il mondo. Senza cultura non avremmo avuto export nella manifattura e nell’agricoltura. Serve una vera e propria “Agenda per la Cultura” per il bene della nostra musica, del nostro cinema originario, dei nostri talenti,  e del nostro storico teatro, per il bene della cultura, ma anche per dare identità culturale a tutti i prodotti del “Made in Italy”.  Per rilanciare la nostra identità globale dobbiamo finanziare e potenziare lo sviluppo della nostra cultura artistica locale ed originaria.

 

10)  Arte, cultura, musica, paesaggio continuano ad essere trattati in due modi sbagliati: a) come materie da privilegiare soltanto a chiacchiere continuando in realtà a speculare sulle aree, sui centri storici, sulle coste e sulle montagne,ecc. b) come “il nostro petrolio”, come “una macchina da soldi”, cioè come una serie di giacimenti da “sfruttare” cavandone profitti laddove essere sono possibili, abbandonando il resto a se stesso. Non credete invece, con noi,  che sia giunto il momento di considerarle un tutt’uno inscindibile, un valore strategico “in sé e per sé” (e non per i profitti che può dare), il “motore” reale di tante attività indotte, come il turismo culturale e naturalistico?

Condivido totalmente il vostro credo e vi ringrazio per avermi dato la possibilità di rispondere a queste domande attraverso le quali ho potuto aver ancora più chiaro in mente di che cosa abbiamo bisogno.

 

Voi candidati, voi leader dei partiti, siete pertanto disposti a condividere questa battaglia politica e culturale di civiltà per la Bellezza come bene di tutti e come diritto sociale nei termini che abbiamo qui esposto? E a verificare con noi periodicamente il vostro reale impegno su questi temi cruciali una volta eletti? 

Il futuro di un Paese dipende da tre fattori: lungimiranza degli obiettivi, formazione dei giovani, innesco di energie creative. Lavorare per una politica della Bellezza permetterebbe di porre nel presente le basi per un futuro diverso, per cui mi sto impegnando, e per cui non smetterò mai di lottare.

 

Alberto Fatticcioni

Rivoluzione Civile

Candidato alla Camera dei Deputati per la Circoscrizione Toscana

Come candidato alla Camera dei Deputati per la Circoscrizione Toscana nelle liste di Rivoluzione Civile sottoscrivo l’appello de “La Società dei Territorialisti e delle Territorialiste”  condividendolo qui sotto, in quanto tocca argomenti da me totalmente condivisi partendo da una rinnovata visione del territorio che viene concepito come bene comune anziché come mero supporto fisico di attività aggressive; questo appello ha lo scopo di tutelare il territorio dal degrado presente rendendolo, nel pieno della crisi, il luogo fondamentale della produzione di nuova ricchezza durevole e condivisa.

 

Alberto Fatticcioni

Rivoluzione Civile

Candidato alla Camera dei Deputati per la Circoscrizione Toscana

 

La riduzione della varietà di frutta e verdura coltivate nei campi è inesorabile. Negli ultimi 20 anni abbiamo rinunciato a coltivare e consumare i 3/4 delle varietà che si coltivavano un tempo. Una perdita gravissima per la biodiversità coltivata, che è la prima garanzia per la qualità dell’alimentazione, ma anche un rischio ambientale (meno varietà coltivate vuol dire meno capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici e, quindi, più pesticidi e fertilizzanti chimici). Vuol dire anche meno saperi, quelli legati alla produzione e quello legati al consumo di alimenti ormai scomparsi. Vuol dire infine meno cura del territorio, meno paesaggio. Vuol dire meno diritti per chi il cibo lo produce e meno sicurezza per lo consuma.

In una parola, vuol dire meno sovranità alimentare che è il diritto imprescindibile di ogni popolo a produrre e consumare cibo in quantità e qualità adeguate. Cibo che rispetti e riaffermi le identità, i saperi specifici del territorio, il patrimonio ambientale tutelandolo per le generazioni future.

Lo spot è stato prodotto da ACRA e realizzato da Elisabetta Facco, nell’ambito del progetto “Good practices in sustainable agriculture and Food Sovereignty: developing an inclusive approach in ghting against poverty” finanziato dall’Unione Europea e con il contributo del Comune di Milano.

LA CITTÁ SOSTENIBILE

Migliorare la qualità della vita facendo leva su azioni ecologiche, culturali, politiche, istituzionali, sociali ed economiche in grado di diminuire il “debito naturale” a carico delle future generazioni.

 

COMUNITÁ SOSTENIBILI

La costruzione di comunità sostenibili dipende dalla volontà e dall’abilità collettiva di prendere scelte in grado di integrare le 3 E

E³ = ECONOMIA – ECOLOGIA – EQUITÁ

ECONOMIA: Le attività economiche dovrebbero servire I beni comuni, il rigenero e rinnovamento degli stessi, nuovi interventi in grado di valorizzarli.

ECOLOGIA: I limiti sono già stati sorpassati dalla maggioranza delle nostre azioni economiche e le comunità nel loro agire devono essere responsabili del capitale naturale.

EQUITÁ: garantire benefici condivisi e l’opportunità per una piena partecipazione in tutte le decisioni in grado di organizzare attività orientate alla costruzione di una nuova società.

 

PICCO DEL PETROLIO

La teoria del picco di Hubbert è una teoria scientifica riguardante l’evoluzione temporale della produzione di una qualsiasi risorsa minerale o fonte fossile esauribile o fisicamente limitata. Possono essere distinte quattro macrofasi all’interno della storia estrattiva di un giacimento:

  1. Espansione rapida
  2. Inizio dell’esaurimento
  3. Picco e declino
  4. Declino finale

La grande crescita economica e prosperità degli ultimi 100 anni sono state dovute in gran parte all’utilizzo di una unica risorsa energetica, il petrolio.

 

IL PICCO DEL SUOLO

Si stima che il 36% dei terreni agricoli del mondo subisca un declino della produttività naturale a causa dell’erosione del suolo. A livello globale la perdita supera la nuova produzione di suolo di 23miliardi di tonnellate, con conseguente perdita dello 0,5% o più difertilità del suolo a livello mondiale all’anno. Il Worldwatch institutela definisce la crisi tacita dell’economia mondiale. Il suolo e la sua fertilità sono le risorse più vitali per la nostra civiltà.

Tratto dal libro “Slow Money” – Woody Tasch

 

IL CONSUMO DI SUOLO

Il consumo di suolo è la trasformazione di suolo agricolo e naturale in suolo urbano. Ogni giorno in Italia il consumo di suolo è pari alla superficie di 150campi da calcio, è come se ogni anno si costruissero tre città della dimensione di Milano. Dal 1990 al 2005 sono scomparsi 3 milioni di ettari di superficie agricola, pari all’estensione di Lazio ed Abruzzo insieme ed oggi la superficie agricola totale in Italia è scesa del 42% rispetto agli inizi del novecento.

Tratto da “Terra, un bene comune da preservare” – Domenico Finiguerra

 

SIAMO TUTTI (O QUASI) PARASSITI

“Le civiltà socialmente stratificate, come la nostra, sono costituite da agricoltori che producono il cibo e da non agricoltori che sono a tutti gli effetti “parassiti” dei contadini; gli agricoltori devono produrre un’eccedenza alimentare sufficiente a sfamare non soltanto se stessi ma anche gli altri consumatori, i quali, senza contadini, non potrebbero vivere. Il numero di “parassiti” che può essere sostenuto dipende dalla produttività agricola di una data società. La popolazione mondiale è in crescita, quindi se vogliamo sfamare tutti, l’agricoltura dovrà essere costantemente in “crescita” o almeno dovrà cambiare.”

Tratto da “La fine del cibo” – Paul Roberts

 

QUANTO MANGIA FIRENZE?

La città di Firenze (370.000 abitanti), quotidianamente ha bisogno di oltre 740 milioni di Kcal solo per far sopravvivere i propri cittadini. Il suo metabolismo annuale si aggira intorno ai 270 miliardi di Kcal.

Se vivesse di solo pane (2750 Kcal/Kg) avrebbe bisogno di oltre 98milioni di Kg di pane annui, pari a circa 30.000 ha coltivati a granotenero.

Se vivesse di solo vino (750 Kcal/l) avrebbe bisogno di oltre 360milioni di l di vino all’anno.

Se vivesse di solo miele (3040 Kcal/Kg) avrebbe bisogno di quasi 89milioni di Kg di miele annui, la città dovrebbe popolarsi di quasi 3milioni di arnie, ed ogni cittadino dovrebbe accudirne almeno 8/10.

Se vivesse di solo olio (8990 Kcal/Kg) avrebbe bisogno di oltre 30milioni di Kg di olio all’anno, in città dovrebbero esserci oltre 20milioni di olivi, ed ogni fiorentino dovrebbe prendersi cura di 54 olivi.

Se vivesse di patate (850 Kcal/Kg) ne avrebbe bisogno di oltre 317milioni di Kg annui.

Se vivesse di fagioli secchi (2910 Kcal/Kg) ne avrebbe bisogno di oltre 92 milioni di Kg annui.

Se vivesse di sola verdura (200 Kcal/Kg) avrebbe bisogno di oltre 1miliardo e 350milioni di kg vegetali all’anno mentre di frutta (450Kcal/Kg) avrebbe bisogno di oltre 600milioni di kg di frutta all’anno che potrebbero derivare da 12 milioni di fichi.

 

NUTRIRE LE CITTA’ è FACILE?

La più grande sfida sarà garantire la sopravvivenza ad unnumero crescente di persone producendo cibo ovunque.

La rivoluzione industriale e successivamente quella commerciale hanno creato della città ricche dal punto di vista economico ma povere per quel che riguarda la qualità della vita dei suoi abitanti. Il capitale naturale sul quale le città sorgevano è stato totalmente dilapidato. Riportare l’attenzione collettiva e la forza delle idee per incrementare il capitale naturale urbano allo scopo di migliorare la qualità della vita dei singoli individui della comunità. Bellezza, economia, sussistenza, equità, efficienza energetica,ecologia e qualità della vita possono coesistere.

 

RIPENSARE LA CITTA’

Non possiamo ripensare le città senza riflettere sulla loro energiaprimaria di vita, il cibo. Da questo punto di vista abbiamo bisogno diun’urbanistica in grado di farsi carico del nutrimento la cittàattraverso:

  1. STRATEGIE ALIMENTARI URBANE: evitare i food desert indottidalla supemarkettizzazione assoluta delle città.
  2. SVILUPPO INFRASTRUTTURALE: pensare ad un grande piano dipiccole opere in grado di riportare i piccoli produttori in cittàricapillarizzando i centri urbani di cibo sano (farmers market) eprogettando food hubs per lo scambio fra medi produttori eprofessionisti del commercio e della ristorazione
  3. AVVIO DI STRATEGIE AGRICOLE URBANE: verso l’Agrourbanisticae la Permacultura urbana

 

PERMACULTURA “Permanent Agricolture”

La Permacultura è la progettazione e la gestione ecosostenibile e integrata degli insediamenti umani e produttivi nel territorio. La Permacultura ci insegna a pensare e progettare gli spazi urbani integrando le necessità alimentari delle comunità con le necessità ecologiche, abitative, agronomiche e di relazione. Lo scopo primario della Permacultura è la progettazione integrata di ecosistemi durevoli e autorigeneranti in grado di avere come risultato un ambiente sostenibile,equilibrato ed estetico.

 

PERMACULTURA ED ECONOMIA DELLE RELAZIONI ATTRAVERSO LA NATURA

Vantaggi per la comunità:

  1. Ricreazione della connessione tra le persone
  2. Rigenerare cultura condivisa nel tempo-spazio vissuto
  3. Incremento dello spazio di condivisione e sussistenza per particolari categorie di persone e le classi sociali più svantaggiate.

La “situazione naturale”, garantisce una maggiore socializzazione anche fra classi sociali e persone di età diverse; l’obbiettivo per accrescere il senso di comunità deve essere condiviso. La natura rende possibile uno scambio empatico nella condivisione dell’obbiettivo personale, gruppale e sociale.

Le relazioni sono un bene immateriale in grado di promuovere trasformazioni a livello sia individuale che a livello gruppale e sociale. Le relazioni sono uno dei nostri cibi e nutrono il nostro equilibrio interiore. Così come abbiamo bisogno di un corpo sano abbiamo bisogno di relazioni sane. Le relazioni urbane contemporanee funzionano per linee rette e sono caratterizzate da rigidità e chiusura; per rigenerare le persone è fondamentale facilitare il più possibile lo sviluppo di sistemi relazionali basati sulla conoscenza reciproca, sulla collaborazione, sullo scambio costruttivo non strumentale. Una riunione di condominio non ha queste caratteristiche ma una compartecipazione in lavori manuali nella situazione naturale come l’orto si.

Tratto da “L’analisi di Legambiente sulla situazione economico-produttiva della montagna”

Il testo dell’intervento di Samuele Pesce letto al Consiglio Provinciale del 27 ottobre a Cutigliano

CUTIGLIANO. Se pensiamo ad un possibile sviluppo per la Montagna Pistoiese è indispensabile capire l’origine dei suoi problemi, capire da dove derivano facendone uno studio su basi storiche, economiche e sociali.
Il quadro è certamente complesso, ma alcuni degli elementi principali da cui derivano una forte crisi economica e soprattutto di identità del territorio, sono sicuramente la chiusura della SMI e la fase decadente del turismo di collina fiorito a partire dai primi anni del ’900.

Elementi non imprevedibili, ma a cui non si è saputo reagire preparando per tempo un piano efficace per un’alternativa occupazionale, basato anche sulla ricerca di una nuova vocazione di tutto il territorio.

La 2.a Conferenza Programmatica della Montagna Pistoiese del 2002 doveva servire a contrastare i segnali di decadenza e favorire politiche di sviluppo per la montagna con l’obiettivo di salvaguardarne la cultura, l’identità e di valorizzarne le risorse, migliorando le condizioni del tessuto sociale ed economico.
Nei fatti si è tradotta solamente in alcuni interventi di viabilità non risolutivi, nella tentata reindustrializzazione dell’area Ex Sedi e indirizzi di sviluppo turistico fondamentalmente improntati solo al turismo bianco.
A dieci anni di distanza quegli obiettivi non sono stati raggiunti, anzi quei segnali di decadenza si sono accentuati e non ci sembra accettabile imputare ogni colpa alla crisi e dire che più di così non si poteva fare.
Forse invece quella cura era sbagliata nella sostanza o si basava su presupposti sbagliati.
Forse mancava di una strategia complessiva territoriale.
Forse servivano imprenditori più lungimiranti, più portati all’investimento e al rinnovamento, o politici più attenti alle vere necessità della gente.
Oppure forse, hanno pesato certi meccanismi poco virtuosi, come quelli che potrebbero emergere dalle indagini sulla Comunità Montana, vicenda doppiamente lesiva per i cittadini, prima per l’ammanco, ma forse più ancora nel grave danno derivante dal mancato utilizzo di quei fondi in favore dello sviluppo.
Su questo, a prescindere dalle indagini, con cui la magistratura appurerà se sono stati commessi reati o meno e da parte di chi, la politica ha la possibilità e il dovere di dare un segnale forte, ovvero che i Comuni si costituiscano tutti parte civile, chiedendo i danni. Ricordiamo che il Circolo Legambiente di Pistoia ha iniziato la procedura per costituirsi parte civile al processo e mesi fa ha inviato a tutti i Sindaci dei Comuni sul territorio una lettera che li invita a fare altrettanto. Attendiamo ancora una risposta.
Sicuramente, in montagna, sono state fatte anche cose positive, come l’Ecomuseo della montagna pistoiese, con le ferriere e le ghiacciaie, il Museo dei rifugi Smi, il Museo Ferrucciano, gli empori polifunzionali e sicuramente va reso merito alla Provincia di aver fortemente voluto portare la banda larga e realizzato gli impianti a biomassa.
Ma in generale si è fatto troppo poco, e spesso in modo schizofrenico, con la mano destra che agisce ignara o anche in contrapposizione alla mano sinistra, appunto perché fuori da una strategia lucida complessiva.
  • Ad esempio da una parte si spendono 10 milioni di euro sulla Ss 66 per non migliorarne che in minima parte i tempi di percorrenza, dall’altro lato si propone di far viaggiare le bottiglie dell’acqua Silva sulla ferrovia trovandosi di fronte il problema di ricostruire gli scali ferroviari dismessi pochi anni prima.
  • Da una parte si tagliano le corse dei treni in Porrettana e dall’altra si propongono treni turistici per promuovere la linea.
  • Da una parte si aprono sentieri per le escursioni e dall’altra se ne dimentica la manutenzione.
Ma quello che è mancato davvero e che quindi dobbiamo fare adesso è un momento di riflessione assieme alle istituzioni, le associazioni e tutte le realtà economiche e produttive, per ridare alla montagna un nuovo indirizzo chiaro e largamente condiviso. Una comune linea di intenti, dove ognuno con grande senso di responsabilità cede qualcosa del proprio interesse particolare a favore dell’interesse collettivo, che vada a definire una strategia complessiva con all’interno i progetti di sviluppo rurale, di riconversione e riconcezione dell’industria e di rilancio turistico di tutta la zona.
Altrettanto importanti sono i presupposti su cui ci si basa, per questo è indispensabile partire da un’analisi oggettiva della situazione politica e economica generale attuale e di quello che ci aspetta per il futuro. Un’analisi che ha il dovere di prendere in considerazione l’ipotesi più pessimistica, ma anche a nostro parere più realistica, ovvero che questa crisi non sia purtroppo una crisi passeggera, congiunturale, ma che sia una crisi sistemica.
Pensiamo veramente che tra un anno o due si assisterà ad una ripresa economica? (come dice il Presidente Monti) Oppure pensiamo che sia più probabile uno scenario in cui vedremo il nostro potere d’acquisto sempre più ridursi, vedremo un attacco sistematico e continuo ai diritti dei lavoratori, ai servizi essenziali, sanitari, di trasporto, di istruzione, un aumento continuo dei costi delle bollette e soprattutto dei carburanti?
Secondo noi è chiaro che servono nuove ricette basate su nuovi presupposti e che abbiano obiettivi diversi, quindi la proposta di Legambiente Pistoia è quella di sviluppare un nuovo progetto per la montagna assieme a tutti i soggetti del territorio e realizzarlo davvero mediante azioni che una volta tanto abbiano coerenza con ciò che si è scritto nei documenti.
Un progetto non solo per lo sviluppo economico, ma che sia finalizzato a permettere la piena realizzazione delle persone e che sia incentrato su sostenibilità, rilocalizzazione (intesa come reintroduzione di un minimo di economia locale dei bisogni primari), valorizzazione delle risorse locali e turismo. Un progetto che preveda:
  • Lo sviluppo di un turismo che crei le condizioni per la rinascita e sia in sinergia con la piccola impresa artigiana di eccellenza, basata sull’artigianato locale, sui prodotti tipici, sulla filiera del legno e delle energie rinnovabili, sull’allevamento, sulla pastorizia e sull’agricoltura (appunto quella stessa economia di sussistenza).
  • La salvaguardia del suolo e del paesaggio, limitando le nuove costruzioni e favorendo invece le ristrutturazioni del patrimonio esistente, con agevolazioni in particolare per le prime case e per le giovani coppie.
  • L’introduzione di incentivi, sgravi fiscali, agevolazioni per i piccoli commercianti sul territorio che vivono della stagione turistica, ma svolgono un servizio vitale per la gente della Montagna per tutto il resto dell’anno.
  • Opportunità di lavoro e di vita in montagna per i giovani, quei pochi che ancora ci sono, opportunità date dalla riscoperta degli antichi mestieri tradizionali legati alla montagna. Per questo si potrebbero istituire corsi di formazione dove gli anziani del posto potrebbero tramandare ai giovani quelle antiche conoscenze di cui sono portatori e che rischiano di scomparire per sempre.
  • Una nuova mobilità pubblica incentrata sulla ferrovia Porrettana e magari su una nuova FAP con mezzi leggeri moderni in grado di viaggiare su strada e su rotaia.
  • Difesa del territorio e della biodiversità mediante ampliamento e istituzione di parchi naturali e aree protette, con particolare riferimento al Parco delle Tre Limentre.
  • La gestione del prelievo delle risorse naturali in funzione della capacità di rinnovamento delle stesse, della ricerca dell’equilibrio degli ecosistemi e del fatto che ne abbia beneficio diffuso tutta la collettività, regolandone di conseguenza il taglio del bosco, la caccia, la pesca, la raccolta dei prodotti del sottobosco, in particolare dei funghi.
  • La definizione e la salvaguardia di un livello minimo di servizi per il cittadino, come gli uffici postali, gli ospedali, i trasporti, per stoppare quel circolo vizioso in atto tra il calo dei servizi e il calo della popolazione e garantire invece le condizioni per vivere sul territorio.
In quest’ottica pensiamo che possa essere utile la fusione dei Comuni di Abetone, Cutigliano, Piteglio, San Marcello Pistoiese. Il Comune unico avrà certo un maggior peso politico ai tavoli istituzionali, ma solo se sarà fondato su una fusione delle politiche e degli intenti e guidato da amministratori, che sappiano battersi per difendere gli interessi dei cittadini , anche contro la linea gerarchica del proprio partito e da un Sindaco che quando serve si metta alla testa dei cortei portando la fascia tricolore.
Il progetto dovrà prevedere anche di attivare forme concrete di decentramento e di partecipazione, ma per questo serve un salto culturale anche da parte dei cittadini.
Basta con la cultura del “governo ladro!” del “Tanto son tutti uguali!”, “Tanto va sempre peggio”.
Dobbiamo tutti riscoprire la voglia di partecipare alla vita pubblica, la voglia di decidere in prima persona e di non delegare e di farlo a partire fin anche dalle associazioni e dalle più piccole Pro Loco, che qui in montagna rappresentano oggettivamente (specialmente dopo la chiusura delle circoscrizioni) la prima forma di istituzione sul territorio.
Soprattutto dobbiamo tutti riscoprire una qualità delle relazioni sociali all’insegna della collaborazione e cooperazione non più della competizione con il prossimo, che stimoli la rinascita della comunità e che riporti speranza vera.
Samuele Pesce
Direttivo Legambiente Pistoia
Ecologisti e Reti Civiche – Verdi Europei Toscana

Assemblea pubblica.
Sabato 27 ottobre ore 16.00. Pistoia, sala Dopolavoro Ferrovieri (piazza Stazione)

I promotori di questa assemblea:

  • valutano contraddittorio e anacronistico il Piano Interprovinciale Rifiuti dell’ATO Toscana Centro, e ne chiedono una radicale revisione;
  • ritengono che una corretta pianificazione del ciclo produzione/consumo dei beni debba ispirarsi alla strategia Rifiuti Zero, e che pertanto si debba prevedere una data certa e prossima per la chiusura degli impianti di incenerimento dei rifiuti, perché fortemente impattanti sulla salute e sull’ambiente e dissipativi di risorse;
  • considerano la raccolta differenziata porta a porta con tariffazione puntuale il mezzo più efficace per una riduzione dei rifiuti ed un corretto recupero di materie prime seconde, a condizione che ad essa sia associata una rete locale (distretto) di attività produttive in grado di massimizzare l’efficienza nel recupero della materia con tecnologie a basso impatto ambientale;
  • al fine di quanto sopra ritengono importante il coinvolgimento delle categorie produttive ed economiche (artigiani, industriali, agricoltori, commercianti ecc.) che, in un quadro di opportune incentivazioni, dovrebbero farsi carico di azioni di riprogettazione dei beni in funzione della loro durabilità e del recupero dei materiali a fine vita;
  • considerano l’Alterpiano, che trae ispirazione dalla strategia Rifiuti Zero, la sintesi più avanzata di proposta radicalmente alternativa al Piano delle tre province dell’ATO Toscana Centro (Firenze, Prato e Pistoia);
L’assemblea è finalizzata a:
  • divulgare la strategia Rifiuti Zero, ad informare sulla pericolosità degli impianti di incenerimento dei rifiuti e ad illustrare le nostre proposte in contrapposizione ai contenuti del P.I.R.;
  • invitare gli amministratori locali, e in primo luogo quelli del comune di Pistoia e dei comuni della piana, ad esprimersi con chiarezza sulla scelta inceneritorista che sottende il piano delle tre province;
  • raccogliere idee e proposte per definire ulteriori iniziative volte a costruire un diffuso consenso fra la popolazione sulla strategia Rifiuti Zero.
Per adesioni ecocivpistoia@gmail.com
Alessio Bartolini 328 9291177